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Il quinto (e per ora ultimo) appuntamento coi tutorialz è forse il più importante.

Quante volte vi sarà capitato, durante le vostre gite tra i monti al chiaro di luna, magari in dolce compagnia, di essere fastidiosamente interrotti da un attacco zombie???
Francamente è fastidioso. Vedere questi non-morti brancolare per il bosco, con le braccia tese, affamati di carne e cervella. E voi agitati a cercare di aprire la lampo del sacco a pelo prima che sia troppo tardi. Ci credo che poi la gente muore in montagna, se non si riesce più nemmeno a dormire tranquilli in mezzo a un bosco sperduti nel nulla…

Quindi, in attesa di produrre qualche tutorial anche per prevenire attacchi di vacche mannare o l’ingresso in malghe degli orrori, eccovi

Difendersi da un attacco zombie

Ancora nessun vincitore del concorso a premi….che fine farà la cartolina di Anolo?!

Visto che un bel po’ di tempo fa qualcuno ha invocato un tutorial zombie, eccovi in dieci punti il segreto per sopravvivere al virus H1N1 che, se non ve l’hanno detto, trasforma la gente in non-morti. In un qualsiasi film tutti i personaggi sopravvivrebbero se osservassero queste semplicissime regole:

1) prendetevela con calma, gli zombie sono lenti: prendete bene la mira

2) un bel colpo che fracassa il cranio basta per fermarli; lasciate perdere aglio, paletti nel cuore, argento, specchi… quello è un altro film

3) i fucili vanno bene, ma ad un certo punto finiscono i colpi; molto meglio una bell’arma bianca. o contundente. bentornati nel medioevo!

4) durante un attacco zombie, mai ascoltare la musica con le cuffiette nelle orecchie

5) durante un attacco zombie, mai dare le spalle all’unica uscita/entrata; mai e poi mai combinare questo errore con quello del punto precedente

5) mai farsi intenerire dal fatto che il vostro miglio amico, la vostra morosa, vostra nonna sono stati morsi: un bel colpo in testa e via, vi togliete il pensiero

6) ad un certo punto un vostro compagno cercherà di trascinarvi in un’assurda missione suicida; dategli una bella stretta di mano e fategli l’in bocca al lupo. voi sedetevi e tranquilli continuate a bere il vostro martini

7) ad un certo punto un altro vostro compagno cercherà di convicervi a lasciare il vostro rifugio antiatomico perfettamente protetto, pieno di armi e cibo; fate come al punto precedente
8) mai avere rapporti sessuali non protetti con uno zombie

9) qualcuno sosterrà che gli zombie sono una razza rara da preservare in natura; beh, colpite in testa pure loro

10) anche quando gli zombie creeranno una loro civiltà non-violenta basata sullo sviluppo delle arti e delle scienze, non credeteci. è tutto un trucco per succhiarvi il cervello

jesus_zombie_shirt

Si sa com’è cominciata: una gita in montagna, così, per divertirsi, rilassarsi un po’, in compagnia. Almeno per qualche giorno lontano dalla folle civiltà, piena di rumore e di caos.

Ma se fossimo stati in città avremmo saputo…

Invece nulla. Niente cellulari… nessuno ci poteva chiamare.

Niente televisioni e quindi nessuna notizia… Solo rumori in lontananza che scambiammo per il lento e monotono scorrere del traffico…

Il primo fu Matte. Cristo: non capimmo nulla, all’inizio. Non si era sentito molto bene. ‘Un po’ di febbre, probabilmente’ io dissi. Avevo più che altro voglia di farmi una bella camminata. Bellissima giornata: nessuna nuvola in cielo, ma quel poco di vento a rendere l’ara più fresca e frizzante. Lasciammo Matte nella baita e cominciammo il giro.

Si era partiti da poco quando si sentì uno stridio di rapace provenire dal cielo. ‘Che fortuna-dissi- credo che sia un aquila, non se ne vedono molte!’ Ma subito dopo un caldo fiotto di sangue mi coprì la faccia. Era accaduto tutto così in fretta… che solo dopo riuscii a capire: avevo visto l’aquila calare come un fulmine e staccare di netto la testa di Fra, che era finita rotolando metri distante. Il cadavere aveva oscillato un po’, poi era caduto. Ora la vedemmo bene. Le lunghe ali coperte di sangue, gli artigli impigliati nelle interiora. Ma notammo anche gli occhi bui, e un’enorme squarcio nel torace, con le costole appuntite che sporgevano. Che cazzo era quell’affare?

Giulio disse, con voce tremante: ‘Zo-zombie…!’

Stefano, cavando da non so dove un pezzo di legno, trafisse l’aquila per la schiena; ma quella se ne rimase là, a sbattere stupidamente le ali come niente fosse…

‘Ma per la puttana, Stefano! –disse Giulio- Non è un fottuto vampiro! E’ uno zombie: il paletto nel cuore non gli fa un cazzo!’ E, avvicinandosi alla bestia, schiacciò la testa sotto il suo scarpone. ‘Merda! Zombie animali! E non sembrano per niente lenti’ aggiunse.

‘Dobbiamo tornare subito alla baita’ io dissi ‘credo che…’ ma le urla simultanee di Stefano e di Giulio mi impedirono di proseguire. Qualcosa di scuro era uscito dal petto di Giulio, e qualcos’altro dalla pancia di Stefano, spargendone le budella per terra, con un suono viscido e sordo. Quegli oggetti scuri si ritrassero, lasciando scivolare via i cadaveri dei miei amici. Divise verde sbiadito, gambe fasciate fino al ginocchio. Fucili arrugginiti con baionette nere per il tempo e rosse per il sangue, all’estremità. Sguardi poco più che scheletrici che mi guardavano da sotto degli elmetti trafitti di proiettili.

Credo che per un attimo persi la ragione, e mi misi a correre senza sapere dove andassi. Quando tornai in me ero davanti alla baita. La luna, indifferente, illuminava tutto come se fosse l’alba. La baita. Con Matte all’interno. Matte. Sì, finalmente avevo capito. Nel pomeriggio si era lamentato per una puntura di un insetto. Non un insetto qualsiasi. Prima di entrare passai nella legnaia, dove c’era qualcosa che mi sarebbe servito.

Mi avvicinai piano. Era sveglio. Mi guardò con occhi cerchiati e assenti, alzò verso di me la mano. Tentò di dire, debolmente: ‘Luca…. Aiutam…..’ Ma l’ultima cosa che vide fu l’ascia che gli ficcai in profondità nel cranio.

E siamo arrivati ad ora. Lo sento. E’ qua fuori; l’avevo visto mentre scappavo via: un enorme orso tutto lordo di sangue. Mi ha fiutato e non ha smesso di seguire il mio odore, fin qui. Sento mentre raspa con i suoi artigli sulla porta. Forse sopravvivrò a questo, ma poi? Scrivo questa nostra storia perché un giorno forse qualcuno potrebbe trovarla, non so, se questa maledetta umanità ci sarà ancora. In un cassetto ho trovato un vecchio revolver. Un colpo solo.

Fanculo.

malga dei risorti

Attraverso il muro sento il rumore dei vicini che fanno una festa, vociare, brindisi, risate. Dall’altra parte una televisione accesa, forse una coppia di fronte a un action movie. Dietro la testa un dialogo sommesso, quasi sussurrato. E altre voci che si accavallano, indistinguibili, troppo basse o troppo distanti.
Sto sognando?
Ho gli occhi chiusi. Sento il pavimento freddo della malga, il respiro pesante dei miei compagni di viaggio. Ora il cervello è sveglio, l’orecchio è teso, cerco di capire come mai sento tante voci intorno.
Siamo accampati nel mezzo del nulla, i primi insediamenti umani ad almeno 30′ di strada. Abbiamo messo a terra un paio di tavoli e fatto un riparo con i k-way, dentro una specie di porticato di fronte al piazzale.
E’ solo paura, non sono abituato a dormire all’aperto, nè così lontano dalla civiltà. Decido di aprire gli occhi e scacciare via i cattivi pensieri. Intorno è molto buio ma ci metto poco ad abituarmi, vedo i k-way, il soffitto del porticato, il tavolo di fronte a noi. Non c’è molta luna ma è abbastanza chiaro per vedersi intorno.
Sono scomodo, ho caldo. Ricordo che il mio sacco a pelo resiste a -4° mentre io sono completamente vestito e fuori ci saranno 20°, sono dentro una fornace e mi sto sciogliendo in un bagno di sudore. In preda al panico mi metto a sedere e decido di andare a darmi una rinfrescata alla vicina fontana.
Allora mi accorgo di una cosa strana. Il mormorio che sentivo mentre sognavo sta continuando. E’ come se tutto intorno a noi ci fossero delle pareti e oltre quelle pareti si trovassero persone, stessero succedendo delle cose.
E’ un incubo, solo un incubo. Devo rimettermi a dormire, così mi giro e mi stendo sul sacco a pelo. E mentre mi stendo, mentre sto per richiudere gli occhi, l’ho fatto, getto lo sguardo oltre il tavolo, verso il piazzale di fronte alla malga, e allora LI vedo.
E’ stato per una frazione di secondo, non voglio crederci, ma sono TUTTI lì. Ombre inconsistenti assieme a concretissimi cadaveri logorati dal tempo, stanno dicendo qualcosa, sembrava stessero parlando, ma non rivolti a qualcuno, da soli. Non sono riuscito a capirli, non voglio capirli.
Sono TUTTI voltati verso il porticato. Stanno TUTTI guardando verso di noi. MI hanno visto.