febbraio 25th, 2011
febbraio 18th, 2011
Boutiques dello spirito: Armaguedon
febbraio 18th, 2011
Grandi opere
Con l’inizio del mio nuovo anno di vita ho deciso di non rimandare più i grandi progetti del 2011, ovvero fotografare e condividere:
- i negozi con nomi religiosi
- le statue di sant’Antonio nelle chiese francesi
inauguro quindi due nuove rubriche: Boutiques dello spirito e Où est saint Antoine?
agosto 13th, 2010
criscrip newsletter 04/10 – 13 agosto 2010

Seguendo un po’ l’esempio della Guggenheim, qui i musei si stanno moltiplicando – una specie di franchising (?) – e stanno aprendo varie sedi in Francia e nel resto del mondo: un Louvre a Lens, nel nord della Francia, un Lovre ad Abu Dhabi, e un Pompidou a Metz, in Lorena. Io ‘sta cosa non so se mi convince o no, la decentralizzazione, lo spostamento verso le periferie, non so se funziona davvero, forse sono ancora traumatizzata dagli anni passati in via Noto a Milano quando l’università ha avuto la brillante idea di spostarmi la sede del mio corso di laurea dalla centralissima e magnifica Ca’ Granda progettata dal Filarete a uno scomodissimo palazzo nella periferia sud di Milano. Palazzo che io, abitando a nord, raggiungevo dopo due ore di: treno+metro+tram.
Per quanto riguarda Metz, invece, non c’è nessun problema di raggiungibilità: 1h 30 circa da Parigi, inoltre il museo si trova poco lontano ed è collegato direttamente alla stazione da una passerella – quindi, ci si impiega meno che a fare Biassono – via Noto – e già è un punto a favore.
Se avete poco tempo e voglia di leggere il riassunto è: carino ma potevano osare di più.
Se invece volete proseguire la lettura eccovi accontentati:
- Edificio: l’idea della copertura si ispira a un tipo particolare di cappello cinese trovato da Shigeru Ban, l’architetto che con Jean de Gastines ha diretto la progettazione. In particolare viene ripresa la tessitura esagonale per la sistemazione delle travi che forma la coperta tutta ondulata e morbidosa degli spazi e delle tre navate principali che formano il museo. L’interno infatti è organizzato in tre lunghissime gallerie, ruotate a partire da un perno centrale, che terminano con delle grandi vetrate, quasi dei quadri della città.

Aspetti negativi: il bookshop, due piani claustrofobici piccolissimi in cui si deambula con difficolà se ci sono più di dieci persone, e i dintorni, gli spazi subito vicini al museo sono ancora tutti in costruzione, mentre all’orizzonte si innalza la cattedrale, tu sei in mezzo a un cantiere, a un desolato cantiere.
- Esposizione: sì, perchè prima io ho usato la parola museo, ma non so se è corretta, qui non ci sarà nessuna collezione stabile, ma solo un luogo d’arte per esporre temporaneamente arte. Quali sono i progetti a lungo termine non so, forse non lo sanno neppure loro, di preciso, il progetto è appena nato, si vedrà.
Ora c’è questo: Chefs-d’œuvre? – Capolavori? ovvero ci si interroga sulla nozione di capolavoro, la sua storia, la sua attualità. In pratica: sulle 780 opere esposte 700 vengono dal Pompidou di Parigi quindi, se lo avete già visto e non vi interessa Metz, state pure a casa. Invece se proprio ci volete andare, come ho fatto io, scoprirete che comunque ci sono delle cose interessanti, se riuscite a superare l’ennesimo Picasso, Dalì o capolavoro dell’avanguardia perenne. Noi siamo partiti dall’ultimo piano, su consiglio di una guardiasala, per evitare la folla che di venerdì mattina all’apertura c’è già. Galleria 3: Chefs-d’œuvre à l’infini – Capolavori all’infinito. Varcata la porta la prima sorpresa: una vetrina di teste scolpite attinte da luoghi e secoli disparati e giustapposte un po’ come la famosa mostra Artempo al pala
zzo Fortuny di Venezia e che ormai fa moda. La sopresa è una testa lignea di Cristo scolpita da tale Ligier Richier, scultore loreno – e forse per questo scelto – di inizio XVI secolo e per me sconosciuto fino a questo incontro. Un’artista che ha sperimentato ogni tipo di materiale: legno, pietra, terracotta… e che non si è nemmeno arreso davanti alla tristissima pietra calcarea della Lorena, pietra che lui trasformava in marmo trattandola con la cera a encausto. La totalità delle sue opere è di carattere religioso e la maggior parte si trova in Lorena dove lavorò fino al 1563, data dell’inizio del suo esilio a Ginevra perchè protestante, esilio che durò fino alla sua morte, quattro anni dopo. Galleria 2: Rêves de chefs-d’œuvre – Sogni di capolavori. Uno strano e intere
ssante percorso per scoprire come diavolo hanno fatto le opere ad arrivare qui, che strade hanno preso e in che esposizioni hanno dovuto concedersi. Un muro in mezzo percorso da una crepa orizzontale che ti permette di vedere da un lato l’opera, sola soletta, senza un’indicazione dell’autore, del titolo, nulla di nulla e dall’altra parte il suo albero genealogico, un grappolo di foto, il suo autore, la sua storia dall’origine fino al suo arrivo qui. Galleria 1: Histoires de chefs-d’œuvre – Storie di capolavori. Bello entrare ed essere accolti dall’odore dell’opera di Penone: respirare l’ombra. Una stanza ricoperta
da una tappezzeria di foglie d’alloro arredata solo da un paio di polmoni fogliacei e dorati. Piano terra: Chefs-d’œuvre dans l’histoire – Capolavori nella storia. Ovvero un labirinto di capolavori in 17 stanze dal medioevo al XX secolo. Per la prima stanza: il medioevo (una sola stanza per dieci secoli, vabbè, dovrebbe essere una mostra d’arte contemporanea quindi glielo perdoniamo, penso sia più difficile perdonargli il fatto che per loro l’arte contemporanea è praticamente morta con le avanguardie) si segnala un bellissimo cofanetto eburneo. Nella seconda c’è il grande ritorno di Ligier Richier con una statua in pietra calcarea di uno scorticato che fieramente porge alla folla un cuore. Fa tuttora parte di un monumento funebre per René de Chalon, principe d’Orange, morto in combattimento. Infine non perdetevi l’oggetto kitch della mostra: un arazzo che riproduce la Guernica di Picasso, si dice che sia stato lui a volerlo produrre e non solo uno, ben tre!
Tra l’altro vi segnalo che per farvi davvero ben riflettere vi hanno messo sopra la testa uno specchio gigante, è enorme ma quasi nessuno alza lo sguardo, si sa, son troppo concentrati sui capolavori.
agosto 4th, 2010
criscrip newsletter 03/10 – 4 agosto 2010
Sono su un pulmino, in mezzo alla campagna fiorentina, dal finestrino si vedono una coppia di sposi, tutti i passeggeri si voltano salutano la coppia, applaudono, viva gli sposi, viva gli sposi!
Poi dagli ultimi sedili si leva una voce: “Ma non sono italiani, hai visto com’è bello lui?”
… senza offesa per gli uomini italiani, ovviamente.
Sono in viaggio per Montaione: piccolo paesino al limite della provincia fiorentina di circa 3500 abitanti. Qui passerò tre giorni per partecipare a un convegno organizzato dal centro internazionale di studi “La Gerusalemme di San Vivaldo” : Culto dei santi e identità politiche, istituzionali, territoriali. Per essere stata la mia prima esperienza a un convegno di questo tipo, devo dire che sono sopravvissuta nonostante i ritmi folli quasi da lavori forzati, che io, non dico che pensavo di andare in vacanza in un agriturismo, ma farsi dalle 7 alle 11 ore di lezione al giorno mi sembra un tantino esagerato.
Inoltre grazie a questo convegno ho potuto scoprire il convento di San Vivaldo e il suo sacro monte, la Gerusalemme di Toscana, unico esempio della regione. Dal 1500 si iniziò la costruzione di piccole cappelle ricordanti le varie tappe della vita, passione e morte di Gesù Cristo: circa 25 cappelle che riproponevano i 34 luoghi sacri della vita di Cristo disposti in modo da ricordare la vera Gerusalemme, dove si svolsero gli eventi ricordati.

All’interno delle rimanenti 17 cappelle sono conservate delle sculture rinascimentali in terracotta :

maggio 21st, 2010
Ultime notizie di cronaca
Il vero diario di un pioniere dell’insegnamento al limite della civiltà francese.
aprile 10th, 2010
The day after
febbraio 18th, 2010
criscrip newsletter 02/10 – 18 febbraio 2010
Stradario locale del quartiere:
- PLACE GOLDONI:

è la piazza di fianco a casa, di giorno è invasa dai bambini della scuola materna, di sera dai giovinastri. Non è particolarmente bella, un lastricato di pietre chiuso da 2 mura e qualche alberello, nonostante questo è molto ambita al punto da essere inserita nell’O.d.G. del consiglio di quartiere perché zona difficile da gestire. Io non ho sentito né visto nulla che giustificasse questa preoccupazione, anzi, le cose che mi preoccupano di più sono le favolette appese al muro:


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“ Si racconta che le vibrazioni dovute ai palloni lanciati contro questo muro possano risvegliare alcune radici di arbusti che sonnecchiano sotto terra in alcuni casi da secoli. Forse è solo un caso, ma una volta raggiunte le tracce lasciate dai palloni che gli hanno ridato la vita, la maggior parte degli arbusti ritrovano la loro taglia di adulti. Altri, al contrario, cercano altri punti di riferimento per avere un motivo per crescere ancora un po’.” |
Non capisco: è un modo per spaventare i bambini? Così non gridano o giocano a pallone per paura delle larve zombi e degli alberi mutanti? Oppure è un modo perverso di abbellire la piazza? Vogliono crescere i bambini come a Sparta facendogli superare prove di coraggio? Amore per il non-sense?
- PIZZA MONZA:

ovvero un fast-food nella via a fianco che offre la scelta tra una pizza fiorentina (non era una bistecca?) e una pizza kebab (?) e in tutto questo io non capisco come abbiano scelto il nome… primo o poi mi faccio coraggio, entro e chiedo.
- Rue SAINT SAUVEUR: ovvero via San Salvador, la via dopo la mia, per chiudere il cerchio.



