criscrip newsletter 04/10 – 13 agosto 2010

Seguendo un po’ l’esempio della Guggenheim, qui i musei si stanno moltiplicando – una specie di franchising (?) – e stanno aprendo varie sedi in Francia e nel resto del mondo: un Louvre a Lens, nel nord della Francia, un Lovre ad Abu Dhabi, e un Pompidou a Metz, in Lorena. Io ‘sta cosa non so se mi convince o no, la decentralizzazione, lo spostamento verso le periferie, non so se funziona davvero, forse sono ancora traumatizzata dagli anni passati in via Noto a Milano quando l’università ha avuto la brillante idea di spostarmi la sede del mio corso di laurea dalla centralissima e magnifica Ca’ Granda progettata dal Filarete a uno scomodissimo palazzo nella periferia sud di Milano. Palazzo che io, abitando a nord, raggiungevo dopo due ore di: treno+metro+tram.

Per quanto riguarda Metz, invece, non c’è nessun problema di raggiungibilità: 1h 30 circa da Parigi, inoltre il museo si trova poco lontano ed è collegato direttamente alla stazione da una passerella – quindi, ci si impiega meno che a fare Biassono – via Noto – e già è un punto a favore.

Se avete poco tempo e voglia di leggere il riassunto è: carino ma potevano osare di più.

Se invece volete proseguire la lettura eccovi accontentati:

- Edificio: l’idea della copertura si ispira a un tipo particolare di cappello cinese trovato da Shigeru Ban, l’architetto che con Jean de Gastines ha diretto la progettazione. In particolare viene ripresa la tessitura esagonale per la sistemazione delle travi che forma la coperta tutta ondulata e morbidosa degli spazi e delle tre navate principali che formano il museo. L’interno infatti è organizzato in tre lunghissime gallerie, ruotate a partire da un perno centrale, che terminano con delle grandi vetrate, quasi dei quadri della città.

Aspetti negativi: il bookshop, due piani claustrofobici piccolissimi in cui si deambula con difficolà se ci sono più di dieci persone, e i dintorni, gli spazi subito vicini al museo sono ancora tutti in costruzione, mentre all’orizzonte si innalza la cattedrale, tu sei in mezzo a un cantiere, a un desolato cantiere.

    - Esposizione: sì, perchè prima io ho usato la parola museo, ma non so se è corretta, qui non ci sarà nessuna collezione stabile, ma solo un luogo d’arte per esporre temporaneamente arte. Quali sono i progetti a lungo termine non so, forse non lo sanno neppure loro, di preciso, il progetto è appena nato, si vedrà. Ora c’è questo: Chefs-d’œuvre? – Capolavori? ovvero ci si interroga sulla nozione di capolavoro, la sua storia, la sua attualità. In pratica: sulle 780 opere esposte 700 vengono dal Pompidou di Parigi quindi, se lo avete già visto e non vi interessa Metz, state pure a casa. Invece se proprio ci volete andare, come ho fatto io, scoprirete che comunque ci sono delle cose interessanti, se riuscite a superare l’ennesimo Picasso, Dalì o capolavoro dell’avanguardia perenne. Noi siamo partiti dall’ultimo piano, su consiglio di una guardiasala, per evitare la folla che di venerdì mattina all’apertura c’è già. Galleria 3: Chefs-d’œuvre à l’infini – Capolavori all’infinito. Varcata la porta la prima sorpresa: una vetrina di teste scolpite attinte da luoghi e secoli disparati e giustapposte un po’ come la famosa mostra Artempo al palazzo Fortuny di Venezia e che ormai fa moda. La sopresa è una testa lignea di Cristo scolpita da tale Ligier Richier, scultore loreno – e forse per questo scelto – di inizio XVI secolo e per me sconosciuto fino a questo incontro. Un’artista che ha sperimentato ogni tipo di materiale: legno, pietra, terracotta… e che non si è nemmeno arreso davanti alla tristissima pietra calcarea della Lorena, pietra che lui trasformava in marmo trattandola con la cera a encausto. La totalità delle sue opere è di carattere religioso e la maggior parte si trova in Lorena dove lavorò fino al 1563, data dell’inizio del suo esilio a Ginevra perchè protestante, esilio che durò fino alla sua morte, quattro anni dopo. Galleria 2: Rêves de chefs-d’œuvre – Sogni di capolavori. Uno strano e interessante percorso per scoprire come diavolo hanno fatto le opere ad arrivare qui, che strade hanno preso e in che esposizioni hanno dovuto concedersi. Un muro in mezzo percorso da una crepa orizzontale che ti permette di vedere da un lato l’opera, sola soletta, senza un’indicazione dell’autore, del titolo, nulla di nulla e dall’altra parte il suo albero genealogico, un grappolo di foto, il suo autore, la sua storia dall’origine fino al suo arrivo qui. Galleria 1: Histoires de chefs-d’œuvre – Storie di capolavori. Bello entrare ed essere accolti dall’odore dell’opera di Penone: respirare l’ombra. Una stanza ricoperta da una tappezzeria di foglie d’alloro arredata solo da  un paio di polmoni fogliacei e dorati. Piano terra: Chefs-d’œuvre dans l’histoire – Capolavori nella storia. Ovvero un labirinto di capolavori in 17 stanze dal medioevo al XX secolo. Per la prima stanza: il medioevo (una sola stanza per dieci secoli, vabbè, dovrebbe essere una mostra d’arte contemporanea quindi glielo perdoniamo, penso sia più difficile perdonargli il fatto che per loro l’arte contemporanea è praticamente morta con le avanguardie) si segnala un bellissimo cofanetto eburneo. Nella seconda c’è il grande ritorno di Ligier Richier con una statua in pietra calcarea di uno scorticato che fieramente porge alla folla un cuore. Fa tuttora parte di un monumento funebre per René de Chalon, principe d’Orange, morto in combattimento. Infine non perdetevi l’oggetto kitch della mostra: un arazzo che riproduce la Guernica di Picasso, si dice che sia stato lui a volerlo produrre e non solo uno, ben tre!

    Tra l’altro vi segnalo che per farvi davvero ben riflettere vi hanno messo sopra la testa uno specchio gigante, è enorme ma quasi nessuno alza lo sguardo, si sa, son troppo concentrati sui capolavori.

      One Response to “criscrip newsletter 04/10 – 13 agosto 2010”

      1. Lùx

        Interessanti come sempre le tue segnalazioni..quando riuscirò finalmente ad emigrare dalla laguna andrò a darci un occhiatina!!! Grazie mille ^__^ Lùx

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