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criscrip newsletter 04/10 – 13 agosto 2010

Seguendo un po’ l’esempio della Guggenheim, qui i musei si stanno moltiplicando – una specie di franchising (?) – e stanno aprendo varie sedi in Francia e nel resto del mondo: un Louvre a Lens, nel nord della Francia, un Lovre ad Abu Dhabi, e un Pompidou a Metz, in Lorena. Io ‘sta cosa non so se mi convince o no, la decentralizzazione, lo spostamento verso le periferie, non so se funziona davvero, forse sono ancora traumatizzata dagli anni passati in via Noto a Milano quando l’università ha avuto la brillante idea di spostarmi la sede del mio corso di laurea dalla centralissima e magnifica Ca’ Granda progettata dal Filarete a uno scomodissimo palazzo nella periferia sud di Milano. Palazzo che io, abitando a nord, raggiungevo dopo due ore di: treno+metro+tram.

Per quanto riguarda Metz, invece, non c’è nessun problema di raggiungibilità: 1h 30 circa da Parigi, inoltre il museo si trova poco lontano ed è collegato direttamente alla stazione da una passerella – quindi, ci si impiega meno che a fare Biassono – via Noto – e già è un punto a favore.

Se avete poco tempo e voglia di leggere il riassunto è: carino ma potevano osare di più.

Se invece volete proseguire la lettura eccovi accontentati:

- Edificio: l’idea della copertura si ispira a un tipo particolare di cappello cinese trovato da Shigeru Ban, l’architetto che con Jean de Gastines ha diretto la progettazione. In particolare viene ripresa la tessitura esagonale per la sistemazione delle travi che forma la coperta tutta ondulata e morbidosa degli spazi e delle tre navate principali che formano il museo. L’interno infatti è organizzato in tre lunghissime gallerie, ruotate a partire da un perno centrale, che terminano con delle grandi vetrate, quasi dei quadri della città.

Aspetti negativi: il bookshop, due piani claustrofobici piccolissimi in cui si deambula con difficolà se ci sono più di dieci persone, e i dintorni, gli spazi subito vicini al museo sono ancora tutti in costruzione, mentre all’orizzonte si innalza la cattedrale, tu sei in mezzo a un cantiere, a un desolato cantiere.

    - Esposizione: sì, perchè prima io ho usato la parola museo, ma non so se è corretta, qui non ci sarà nessuna collezione stabile, ma solo un luogo d’arte per esporre temporaneamente arte. Quali sono i progetti a lungo termine non so, forse non lo sanno neppure loro, di preciso, il progetto è appena nato, si vedrà. Ora c’è questo: Chefs-d’œuvre? – Capolavori? ovvero ci si interroga sulla nozione di capolavoro, la sua storia, la sua attualità. In pratica: sulle 780 opere esposte 700 vengono dal Pompidou di Parigi quindi, se lo avete già visto e non vi interessa Metz, state pure a casa. Invece se proprio ci volete andare, come ho fatto io, scoprirete che comunque ci sono delle cose interessanti, se riuscite a superare l’ennesimo Picasso, Dalì o capolavoro dell’avanguardia perenne. Noi siamo partiti dall’ultimo piano, su consiglio di una guardiasala, per evitare la folla che di venerdì mattina all’apertura c’è già. Galleria 3: Chefs-d’œuvre à l’infini – Capolavori all’infinito. Varcata la porta la prima sorpresa: una vetrina di teste scolpite attinte da luoghi e secoli disparati e giustapposte un po’ come la famosa mostra Artempo al palazzo Fortuny di Venezia e che ormai fa moda. La sopresa è una testa lignea di Cristo scolpita da tale Ligier Richier, scultore loreno – e forse per questo scelto – di inizio XVI secolo e per me sconosciuto fino a questo incontro. Un’artista che ha sperimentato ogni tipo di materiale: legno, pietra, terracotta… e che non si è nemmeno arreso davanti alla tristissima pietra calcarea della Lorena, pietra che lui trasformava in marmo trattandola con la cera a encausto. La totalità delle sue opere è di carattere religioso e la maggior parte si trova in Lorena dove lavorò fino al 1563, data dell’inizio del suo esilio a Ginevra perchè protestante, esilio che durò fino alla sua morte, quattro anni dopo. Galleria 2: Rêves de chefs-d’œuvre – Sogni di capolavori. Uno strano e interessante percorso per scoprire come diavolo hanno fatto le opere ad arrivare qui, che strade hanno preso e in che esposizioni hanno dovuto concedersi. Un muro in mezzo percorso da una crepa orizzontale che ti permette di vedere da un lato l’opera, sola soletta, senza un’indicazione dell’autore, del titolo, nulla di nulla e dall’altra parte il suo albero genealogico, un grappolo di foto, il suo autore, la sua storia dall’origine fino al suo arrivo qui. Galleria 1: Histoires de chefs-d’œuvre – Storie di capolavori. Bello entrare ed essere accolti dall’odore dell’opera di Penone: respirare l’ombra. Una stanza ricoperta da una tappezzeria di foglie d’alloro arredata solo da  un paio di polmoni fogliacei e dorati. Piano terra: Chefs-d’œuvre dans l’histoire – Capolavori nella storia. Ovvero un labirinto di capolavori in 17 stanze dal medioevo al XX secolo. Per la prima stanza: il medioevo (una sola stanza per dieci secoli, vabbè, dovrebbe essere una mostra d’arte contemporanea quindi glielo perdoniamo, penso sia più difficile perdonargli il fatto che per loro l’arte contemporanea è praticamente morta con le avanguardie) si segnala un bellissimo cofanetto eburneo. Nella seconda c’è il grande ritorno di Ligier Richier con una statua in pietra calcarea di uno scorticato che fieramente porge alla folla un cuore. Fa tuttora parte di un monumento funebre per René de Chalon, principe d’Orange, morto in combattimento. Infine non perdetevi l’oggetto kitch della mostra: un arazzo che riproduce la Guernica di Picasso, si dice che sia stato lui a volerlo produrre e non solo uno, ben tre!

    Tra l’altro vi segnalo che per farvi davvero ben riflettere vi hanno messo sopra la testa uno specchio gigante, è enorme ma quasi nessuno alza lo sguardo, si sa, son troppo concentrati sui capolavori.

      criscrip newsletter 03/10 – 4 agosto 2010

      Sono su un pulmino, in mezzo alla campagna fiorentina, dal finestrino si vedono una coppia di sposi, tutti i passeggeri si voltano salutano la coppia, applaudono, viva gli sposi, viva gli sposi!

      Poi dagli ultimi sedili si leva una voce: “Ma non sono italiani, hai visto com’è bello lui?”

      … senza offesa per gli uomini italiani, ovviamente.

      Sono in viaggio per Montaione: piccolo paesino al limite della provincia fiorentina di circa 3500 abitanti. Qui passerò tre giorni per partecipare a un convegno organizzato dal centro internazionale di studi “La Gerusalemme di San Vivaldo” : Culto dei santi e identità politiche, istituzionali, territoriali. Per essere stata la mia prima esperienza a un convegno di questo tipo, devo dire che sono sopravvissuta nonostante i ritmi folli quasi da lavori forzati, che io, non dico che pensavo di andare in vacanza in un agriturismo, ma farsi dalle 7 alle 11 ore di lezione al giorno mi sembra un tantino esagerato.

      Inoltre grazie a questo convegno ho potuto scoprire il convento di San Vivaldo e il suo sacro monte, la Gerusalemme di Toscana, unico esempio della regione. Dal 1500 si iniziò la costruzione di piccole cappelle ricordanti le varie tappe della vita, passione e morte di Gesù Cristo: circa 25 cappelle che riproponevano i 34 luoghi sacri della vita di Cristo disposti in modo da ricordare la vera Gerusalemme, dove si svolsero gli eventi ricordati.

      All’interno delle rimanenti 17 cappelle sono conservate delle sculture rinascimentali in terracotta :

      criscrip newsletter 02/10 – 18 febbraio 2010

      Stradario locale del quartiere:

      - PLACE GOLDONI:

      è la piazza di fianco a casa, di giorno è invasa dai bambini della scuola materna, di sera dai giovinastri. Non è particolarmente bella, un lastricato di pietre chiuso da 2 mura e qualche alberello, nonostante questo è molto ambita al punto da essere inserita nell’O.d.G. del consiglio di quartiere perché zona difficile da gestire. Io non ho sentito né visto nulla che giustificasse questa preoccupazione, anzi, le cose che mi preoccupano di più sono le favolette appese al muro:

      “Si racconta che le grida dei bambini che giocano su questa piazza possano risvegliare delle minuscole larve di insetti addormentate, talvolta da secoli, all’interno di questo muro. Immediatamente i piccoli animali escono dai loro buchi e iniziano a cercare quel grido che li ha riportati in vita. Forse è solo un caso, ma generalmente, il cammino che percorrono forma delle lettere che, se pronunciate abbastanza forte, prolungano stranamente le grida e i canti dei bambini.”
      “ Si racconta che le vibrazioni dovute ai palloni lanciati contro questo muro possano risvegliare alcune radici di arbusti che sonnecchiano sotto terra in alcuni casi da secoli. Forse è solo un caso, ma una volta raggiunte le tracce lasciate dai palloni che gli hanno ridato la vita, la maggior parte degli arbusti ritrovano la loro taglia di adulti. Altri, al contrario, cercano altri punti di riferimento per avere un motivo per crescere ancora un po’.”

      Non capisco: è un modo per spaventare i bambini? Così non gridano o giocano a pallone per paura delle larve zombi e degli alberi mutanti? Oppure è un modo perverso di abbellire la piazza? Vogliono crescere i bambini come a Sparta facendogli superare prove di coraggio? Amore per il non-sense?

      - PIZZA MONZA:

      ovvero un fast-food nella via a fianco che offre la scelta tra una pizza fiorentina (non era una bistecca?) e una pizza kebab (?) e in tutto questo io non capisco come abbiano scelto il nome… primo o poi mi faccio coraggio, entro e chiedo.

      - Rue SAINT SAUVEUR: ovvero via San Salvador, la via dopo la mia, per chiudere il cerchio.

      criscrip newsletter 1/10 – 19 gennaio 2010

      Eccoci: nuovo anno e nuove newsletter!
      E per iniziare bene vi riporto un paio di vecchie notizie dell’anno scorso:

      • Parigi capitale europea della noia.

      A quanto pare è così, io non me ne sono accorta ma ormai l’offerta notturna della capitale francese non è più quella di una volta. Nel mese scorso fiorivano articoli su come Parigi fosse stata sorpassata da Berlino, Praga o Barcellona, le Monde intitolava addirittura Paris la nuit ou Paris l’ennuie ovvero Parigi la notte o la noia ma in francese è un gioco di parole che suona meglio…
      La situazione era vissuta così male che si è anche organizzata una petizione on line, Quando la notte muore in silenzio: http://www.quandlanuitmeurtensilence.com (versione inglese: http://www.quandlanuitmeurtensilence.com/actualite.php?id=28). L’iniziativa parte da alcune associazioni: Technopol (l’associazione a servizio dell’electro), Plaqué Or (promozione artisti e organizzatori di serate) e My Electro Kitchen (disquaire (?) e organizzatori). In breve, gli artisti e i professionisti della notte esprimono le loro paure di perdere il lavoro e chiedono aiuto al governo, regione, provincia e comune soprattutto in conseguenza a una serie di norme introdotte come la legge contro il fumo nei locali pubblici o quelle anti rumore. Per ora l’unica risposta è stata quella di autorizzare l’apertura dei locali fino alle 6 del mattino.
      N.B. Per chi vuole firmarla c’è tempo solo fino al 31 gennaio.

      • Paris mon amour

      Ovvero la grande vendita organizzata da Drouot, prestigiosa casa d’aste parigina. Il 14 dicembre sono stati messi in vendita 301 oggetti legati alla storia della città. Tra i cimeli messi all’asta vi erano quaranta gradini della Torre Eiffel, un tassello di cristallo della Piramide del Louvre, un’edicola di giornali della Belle Époque, un orinatoio pubblico del XIX secolo, un tassametro di un vecchio taxi parigino, una macchina per convalidare i biglietti, diverse panchine e sedili delle metropolitane di Parigi, un lampione che un tempo illuminava gli Champs Élysées una cabina telefonica degli anni ’50, le prime guide di Parigi stampate tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, vecchi dischi con canzoni che celebrano la Ville Lumière, diversi poster che durante la Belle Époque promovevano le serate del Moulin Rouge e infine, per la serie non si butta via niente, anche un pezzo di pane attaccato a un cartone definito: «Souvenir storico del 1870-71», opera d’arte realizzata durante l’assedio a Parigi delle truppe prussiane.
      Ovviamente la vendita è andata benissimo, il pezzo più venduto è stato il frammento di 40 scalini della tour Eiffel: 105.400€, così bene che per il nuovo anno ne vogliono già organizzare una simile e questa volta vi avviserò in tempo, così potrete partecipare anche voi.

       

      criscrip newsletter 13/09 – 14 dicembre 2009

      Qualche giorno fa stavo passeggiando nel quartiere dei grands boulevards e girovagando un po’ casualmente mi sono ritrovata su boulevard Haussmann immersa nella pioggerellina persistente parigina e avvolta in una luce multicolore: le luminarie natalizie dei grandi centri commerciali!
      Ora, su questo boulevard ce ne sono due dei più grandi: Printemps e La Fayette. Si trovano a pochi metri di distanza e in questo periodo se la contendono a suon di luci e vetrine scintillanti.

      Printemps ha coperto la sua facciata con fiocchi di neve e luci viola e rosa mentre per le vetrine si è scelto il tema meraviglioso Natale russo con bambole, ballerine e matrioske firmate Chanel e Dior. La Fayette contrattacca con una facciata trasformata in vetrata gotica, opera di un architetto italiano, Valerio Festi, che si definisce inventore della figura dell’architetto di eventi e che ha curato inaugurazioni e cerimonie varie. Le vetrine invece sono a tema mangereccio: una colata di stoffa rosa farcita da ogni bendidio ma tutto realizzato in stoffa (purtroppo…) dalla stilista Jessica Vargas. Completano la sala da pranzo degli strani personaggi: manichini glamour punk, orsetti curiosi e la guest star Ginger (ovvero il biscottino di zenzero)!


      A questo punto, presa da una nuova mania per le vetrine natalizie, ho cominciato a indagare anche sugli altri luoghi culto del Natale parigino: BHV (Bazar de l’Hotel de Ville) punta su Jean-Charles de Castelbajac e sulle sue idee di un Natale forte, ultra contemporaneo, che non abbia nulla a che fare con i Natali nostalgici e passatisti ma che sia dedicato alle future generazioni, un Natale electro, technicolor (parole sue!). Sarà… sarà così… ma a me l’idea dei neon non sembra proprio così nuova…
      Mi sembra più trasgessiva la scelta del Bon Marché: le vetrine curate del video artista Bertrand Planes hanno come protagonista un povero tacchino (ma non è per il giorno del ringraziamento?) su cui piovono uova, si ammassano pile di piatti e di occhiali e un’enorme bocca è letteralmente sommersa di parole. Il significato non mi è chiaro però le trovo molto divertenti.
      Infine non può mancare un accenno agli Champs Elysées che durante questo periodo si ricoprono di luci led blu (un piccolo pensiero per non sprecare energia) e alla tour Eiffel che per i suoi 120 anni festeggia il Natale con giochi di luci che a me non convincono, non so, mi sembrano troppo filo nazionaliste e poco natalizie.

      Infine vorrei segnalarvi questo sito: http://www.journaldesvitrines.com da dove ho preso tutte le immagini (cliccate sui vari link delle parole) e la maggior parte delle informazioni e di cui sono diventata fan, ovviamente!

      Buone feste a tutti,
      un abbraccio,
      Cri

      P.S.
      Tra l’altro pensando a tutte queste luminarie, mi sono venute in mente quelle di Alezio e di altri piccoli comuni pugliesi che per le feste patronali riescono a fare anche di meglo!

      criscrip newsletter 12/09 – 9 dicembre 2009

      Dopo aver passato una settimana a cercare un modo (economico) di tornare a casa per le feste natalizie ho deciso di capire meglio come perché dove e quando in questi giorni è così difficile trovare un posto in treno da Parigi a Milano. Il problema: la compagnia Artesia (50% Ferrovie Italiane e Trenitalia e 50% ferrovie francesi SNCF.) che serve le maggiori tratte Italia Francia ha deciso di sopprimere tutti i treni giornalieri e di tenere unicamente quello notturno, quindi si passa di colpo da 4 treni quotidiani a 1 solo. Il motivo: adeguamento alle norme di sicurezza ferroviarie italiane. I lavori dovevano terminare l’estate scorsa ma come appare evidente non siamo a buon punto, i disagi continueranno fino a marzo 2010. La complicazione: Trenitalia come ogni anno cambia gli orari il 13 dicembre e ovviamente nonostante sia così da anni non ha ancora imparato a aggiornare in tempo i dati nelle biglietterie e sul suo sito. Sospetto che lo si faccia solo per il puro gusto di rovinare le vacanze visto che l’altra data per il cambio orari è il 13 giugno. Quindi – come mi ha detto il bigliettaio di Arcore – non so neanche che treni ci saranno da qui a Milano, figuriamoci per Parigi, anzi, se va a chiedere in stazione Centrale a Milano, ripassi e ci informi.

      Ovviamente non sono ripassata.

      Spulciando nel sito di Trenitalia scopro inoltre che finalmente è arrivata l’Alta Velocità in tutta Italia e che è stato abbastanza facile: basta cambiare nome a tutti i treni sostituendo alla tipologia del convoglio la dicitura: Freccia + Colore (fatelo anche voi a casa con l’auto, la bici, gli stivali di gomma…) e si ottiene così il Freccia Bianca e il Freccia Argento da affiancare al Freccia Rossa. In particolare segnalo che il Freccia Bianca altro non è che l’EurostarCity, ovvero quello che collega Milano-Venezia. Forse non faranno neanche lo sforzo di passare una mano di bianco e modernizzare la livrea. I cambiamenti, quelli veri, riguardano i prezzi, che si adegueranno al nuovo standard, e le tariffe, cha cambieranno per l’ennesima volta di nome. Infine non sarà più possibile avere l’offerta Amica (sconto del 20% per acquisti fino a un giorno prima della partenza) ma bisognerà organizzarsi almeno una settimana prima per avere una riduzione del 15%, due settimane per il 30 % e un mese per il 60% (quest’ultima forse sparirà dopo il 13 dicembre, non mi è chiaro).

      L’unico treno che rimane tale è il Regionale (probabilmente non sapevano più che colore scegliere… muble muble…pensiamo.. rosso… argento… bianco… e poi? No, non mi vengono in mente altri colori…) ma non è più acquistabile on-line e sul sito di Trenitalia appaiono frasi minatorie se vuoi selezionarlo!

      Sempre dal 13 dicembre (giornata epocale, altro che 2012!) cambierà anche la situazione del Cisalpino, treno che collega l’Italia e la Svizzera. La società per metà italiana (Ferrovie dello Stato e Trenitalia) e per metà svizzera (Ferrovie Federali Svizzere) si scioglierà e ognuno per sé. Purtroppo non ho capito se questo significa la scomparsa definitiva del cisalpino in Italia però io almeno posso dire che ho provato il nuovo cisalpino ETR 610 durante uno dei miei ultimi viaggi Venezia-Milano: sono scesa due volte per controllare di aver preso un treno e non un’astronave.

      Ultimo pezzo del puzzle: Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV) ovvero una nuova società ferroviaria fondata da Montezemolo e Della Valle che sarà attiva e funzionante dal 2011, grazie alla liberalizzazione del settore ferroviario nell’Unione Europea che avverrà il 1º gennaio 2010. Però il sito e il blog sono già attivi e hanno già preso la decisione importante di chiamare il loro treno .Italo (sì, col puntino prima) a questo punto con dei nomi così non resta che scegliere lo slogan: “ quando c’era il duce i treni arrivavano sempre in orario” mi sembra azzeccato. Ma la cosa che veramente a me interessa è che le ferrovie francesi SNCF ne sono diventate azioniste al 20% nonostante le tratte coperte da Nuovo Trasporto Viaggiatori non interessino il territorio francese e che questo allarmi Trenitalia e le Ferrovie Italiane e quindi in ultimo Artesia, per chiudere il cerchio.

      Dimenticavo, alla fine volerò con Easyjet… 

      criscrip newsletter 11/09 – 16 novembre 2009

      In questi ultimi giorni nel territorio gallico non solo si è festeggiato Ognissanti (qui, tra l’altro, in questa occasione si fanno una decina di giorni di vacanza) ma anche la caduta del muro di Berlino, come molti sapranno, e le jour de l’Armistice, come qualcuno saprà.

      9 novembre: caduta del muro di Berlino, il presidente francese mette sul suo profilo face book una foto mentre piccona il muro e scrive: io c’ero!

      Peccato che la notizia sia probabilmente falsa e la foto in realtà un fotomontaggio. Qualche buontempone ne ha approfittato per far apparire il presidente presenzialista in qualsiasi occasione, dal campionato mondiale al congresso di Yalta.

      11 novembre: le jour de l’Armistice, ovvero la fine della prima guerra mondiale. In questo giorno si ricordano i morti caduti in battaglia portando papaveri rossi sulle tombe. Mi è stato chiesto perché in Italia non lo si festeggia, perché, insomma, la prima guerra l’avete vinta anche voi… Non lo so, forse da noi si festeggia di più san Martino…

      A questi festeggiamenti si aggiunge il 50° compleanno di Asterix e Obelix e per quest’occasione tutta Parigi è stata invasa dai Galli! Così sparsi per le vie del centro ci sono menhir giganti, testuggini romane, nuvolette dei fumetti… e infine anche una mostra al museo di Cluny. Vi allego un paio di foto che ho fatto a place de la Concorde, il cielo era davvero così, color viola apocalisse. Il menhir è quello finto, l’obelisco è quello vero di Luxor.



      criscrip newsletter 10/09 – 10 novembre 2009

      Da inizio mese sono ricominciati i corsi universitari e, dopo poche lezioni, posso affermare con certezza che anche qui è presente la tipologia del “vecchio nullafacente interessato alla cultura”. Chiunque abbia frequentato un minimo i congressi o gli incontri organizzati da vari enti culturali o universitari avrà notato la massa bianco-pepe che ricopre buona parte del pubblico. Tra l’altro la presente tipologia è sempre molto numerosa se si parla di arte, visto che i fondo è un bel passatempo.

      La tipologia francese è caratterizzata innanzi tutto da una spiccata maggioranza femminile – si sa, le donne vivono di più – che si presenta uniforme sotto l’aspetto sia fisico e psicologico:

      -       capelli lisci a caschetto quasi fino alle spalle

      -       chioma tinta color biondo cenere (qualche variazione nelle meches)

      -       occhiali e cordina “tieni occhiali”

      -       abbigliamento sempre “a completo” e abbinato

      -       pochi gioielli

      -       sedute sempre in prima fila, al massimo in una posizione un po’ defilata, a lato

      -       provviste di un arsenale di cartoleria

      -       informatissime su tutte i corsi degli ultimi 5 anni, bibliografia compresa

      -       sempre a chiacchierare e a scambiarsi notizie e opinioni (altrimenti non si capirebbe il punto sopra)

      -       bramose di fotocopie distribuite in aula

      -       almeno una domanda la devono fare, poco importa quanto sia pertinente

      Inoltre con mio grande stupore ho constatato che gli appartenenti a questa tipologia non si arrendono davanti a un corso apparentemente pesante e poco coerente con i loro interessi: il corso di greco antico. Alla prima lezione l’età media era sui 40 anni, cioè una metà sui 20 e l’altra sui 60. Forse ci saranno degli abbandoni lungo l’anno, più probabilmente in mio.


      criscrip newsletter 09/09 – 7 novembre 2009

      Come molti sanno, sono stata a Varsavia e ho scoperto che:

      - non hanno il sole, o almeno, lo nascondono bene

      - usano più strutto loro in un piatto che tutta la Romagna nelle piadine

      - pure il caffè polacco è più buono di quello parigino

      - l’arte contemporanea polacca fa più paura di un film dell’orrore, inoltre usano sangue vero, non passate di pomodoro

      - sono davvero tutti biondi ma anche gentili

      - non è bene iniziare una conversazione a un tavolo con dei polacchi facendo strani discorsi sull’insalata russa, che in Italia si chiama così ma da loro evidentemente no (giuro che non sono stata io)

      - dopo i bombardamenti hanno ricostruito tutto, il centro storico è in pratica un modellino in scala 1:1, pure le rovine sono state ricostruite come erano, ma nuove e luccicanti

      - hanno un museo meraviglioso (soprattutto la parte medievale, segnalo questo) con un apparato didattico da far invidia

      - hanno i pullman più belli che io ho mai visto: su ognuno c’è una mappa con tutte le fermate, con la segnalazione dei luoghi d’interesse vicino a ogni fermata il nome delle strade che incrocia e viene sempre segnalata su uno schermo il nome della prossima fermata (fantascienza per l’Italia, dove ti devi affidare al caso o alla Provvidenza per capire dove ti trasporterà e se ci sarà una fermata vicino a dove vuoi scendere, l’alternativa è interagire con gli autoctoni e a volte è meglio non sfidare la fortuna)

      - hanno pure loro mostre per l’anniversario dei futuristi.

      criscrip newsletter 08/09 – 6 novembre 2009

      Seconda parte

      h 13.30

      Al secondo tentativo non sbaglio, trovo pure l’aula Vasarì. Entro, faccio per sedermi più o meno a metà, nè troppo avanti nè troppo indietro, ma ancor prima di iniziare le tecniche di minetizzazione della sedia vengo intercettata dagli organizzatori dell’incontro. Intercetazione abbastanza facile visto che eravamo quattro in aula e tre erano gli organizzatori. Mi fanno accomodare gentilmente in prima fila e mi mettono a mio agio chiedendomi chi sono, che faccio, quando devo parlare… io candidamente dico che non devo parlare ma son lì solo per ascoltare… certo certo –dicono loro- ma magari poi ci si presenta a tutti, si dice su che progetto si lavora, così per scambiarci informazioni…

      Intanto arrivano altri dottorandi e gli organizzatori si buttano su di loro. A me si avvicina un tipo che col tipico accento francese d’oltralpe mi dice:

      - Bonjour, je suis Luigì Marianì

      - Piacere – rispondo io – Cristina.

      - Italiana?

      - Sì…

      Mentre parliamo si aggiunge un’altra ragazza italiana e poi un’italo-svizzera. Guardo il programma degli interventi dei due giorni d’incontri e noto che gli italiani sono la maggioranza: ben 3 contro 1 francese, 1 greca, 2 serbe, 1 russa, 1 tunisina.

      h 14.30

      Non si fa in tempo a iniziare che, subito dopo una relazione sulle fortificazioni bizantine in Tunisia, ci invitano a prendere thè, caffè, biscotti e cioccolatini. Noi come un gregge ci dirigiamo alla sala del buffet.

      h 15

      Purtroppo due relatori non sono riusciti a venire, hanno dato buca all’ultimo momento e ci dobbiamo accontentare solo dei marmi di Cnido.

      A questo punto scatta il piano malefico degli organizzatori: visto che c’è tanto tempo perché non ne approfittiamo per presentarci, così vediamo se abbiamo ricerche comuni e ci scambiamo informazioni? Non è obbligatorio, nè!

      No, certo però se tutti si presentano e io no? Non è obbligatorio in teoria ma in pratica sì. Comunque, dopo aver rotto il ghiaccio iniziale, tutti si presentano, il clima è abbastanza familiare, siamo tutti giovani dottorandi tranne due personaggi misteriosi più maturi (Professori? Bidelli? Guardiani? Pensionati? Mah) e ci si scambia informazioni su bibliografie, banche dati, centri di studio… ma chissà perché a me quando ci sono queste cose mi vien sempre da iniziare con: buongiorno a tutti, mi chiamo Cristina e non bevo da quattro giorni… reprimo a fatica questo insano istinto e inizio a parlare invece delle mie sante, chiese, reliquie e tutto il resto, ovviamente anche della mia santa Marina che in questi casi è sempre utile per attirare l’attenzione e la benevolenza del pubblico. Quando si inizia a parlare di travestiti, violenze, figli illegittimi e simili tutti ti ascoltano. Le vicende italiane attuali non fanno che confermarlo. Ovviamente ho anche ottenuto diverse risate compiaciute sulle usanze e pratiche dell’epoca… ehehe che creduloni…mica come noi adesso…

      Poi il giorno dopo è filato tutto liscio: un buffet dalle 10 alle 16 interrotto da qualche conferenza.

      N.B. nomi e cognomi sono stati sostituiti da nomi di fantasia in rispetto della privacy