Raccontino di Natale

Posted by sig. K on dicembre 21, 2009 at 4:47 pm | Filled Under: minnesänger| 2 comments

Anni fa quando un’amica mi comentò un film di Olmi dicendomi che era “denso di umanità”; ignoravo che era un modo femminile per dre che era un film noioso e poco intelligente. Non pago di ciò ieri sono andato in Fenice a vedere Šárka di Leoš Janáček con la sua regia. Trattasi di un dramma musicato di un compositore ceco. Per colpa di una posizione in palchetto poco felice, tuttavia, non solo non vedevo una buona metà del palco, ma nemmeno i sovratitoli posizionali ad altezzevertigionose, senza calcolare che avevo in mezzo uno stupendo candeliere finto ottocento. Devo dunque dire che la trama che io ho immaginato si distanza notevolmente dagli intendimenti originali dell’autore. Ve ne do qui una traccia. Da notare che gli elementi che sembrano più assurdi sono invece quelli più simili all’originale, o alle scelte registiche-costumistiche. Aggiungo pure che la musica, l’orchestra, i cantanti, tutto era superbo. La regia faceva un po’ sorridere.

“La
stirpe di Ogdrund”

dramatis
personae:

Babbo
Giosafat
, padre premuroso e re-pope dei vichinghi

Joe,
figlio primogenito di babbo Giosafat, eroe forte e coraggioso

Camilla,
figlia secondogenita di babbo Giosafat, anche lei guerriera

Gengis
detto Francesco
, figlio adottivo di babbo Giosafat di origini mongole (qui si spiega lo strano aspetto): intelligente, intrigante, malvagio; è anche consigliere di Babbo e suo mago personale

La narrazione si svolge nella Scandinavia dell’XI secolo, terra brumosa e ricca di misteri magici. Babbo Giosafat è il re di una stirpe vichinga che prende il nome dal suo fondatore, Ogdrund. Re buono e saggio, sa però ricorrere alla forza quando è necessario: inarca i sopraccigli e fa gli occhioni a palla. Davvero pauroso a vedersi. Non è solo un capo politico, ma pure religioso: è il pope di una eresia ariano-ortodossa molto diffusa nel suo regno. Si presenta sempre con mantello e corazza: in testa la corona e nella mano destra un massiccio pastorale. Tuttavia Babbo Giosafat è preoccupato. Come per ogni genitore sono i figli ad impensierirlo: Joe e Camilla. I due sono davvero una progenie ideale: forti, generosi, altruisti, abili in battaglia. Non fosse per i rapporti incestuosi che li legano. Joe e Camilla sono sempre in competizione erotico-bellica. La prima scena si apre sulla grande sala del trono del castello di Babbo, che sembra progettata da un architetto del XX secolo (in effetti è una produzione dello Studio Pomodoro), nonostante tutti siano vestiti come nel Signore degli anelli. Solo con qualche milione di euro in meno di budget. Bah… misteriosa Scandinavia medievale… Babbo Giosafat parla a voce alta, tra sé e sé; i cortigiani sembrano essere abituati a queste deficienze senili. “Povero me, povero me –si dice- ad aver generato figli così virtuosi e al contempo così perversi. Povero me, non s’era mai vista una cosa simile sin dai tempi di mio padre, Babbo Abraham, e dai tempi di mio nonno, il Vecchio Mosè.” Elenca tutte le generazioni dei suoi celebri avi, descrivendone le gesta. Risale di mille anni, fino a tornare a Odgrund, mitico fondatore della propria dinastia. Che fare per risolvere le delicata faccenda? Babbo Giosafat invoca l’aiuto di Odgrund per avere una soluzione. Si avvicina Gengis detto Francesco, malvagio fratellastro che, invidioso della prestanza fisica, dei successi guerreschi e dell’intesa sentimentale tra Joe e Camilla, trama per distruggerli. “Ecco che Ogdrund ha scelto me come messaggero, buon padre. So come guarire i miei amati fratelli dalla malattia che li divora- dice. Ho passato anni nell’alta torre del castello a studiare. Là si trovano i testi lasciati qui dal tuo amico Ordelafio, che ti ha tradito, ed è fuggito con Noctzonius, principe degli sciamani. Ho scoperto in quelle antiche pergamene un incredibile segreto. Ogdrud il Fondatore è sepolto qui, nelle catacombe di questo castello.” “Incredibile” sbotta Babbo. “Non solo –continua il perfido Gengis: nella camera funeraria assieme al suo corpo sono deposte le sue sacre armi!” “Le sacre armi di Ogdrund! Lo scudo, la mazza e la corona!” “Proprio quelle. Ordina a Joe e Camilla di andare a cercarle, vedrai che la missione li metterà in rivalità, e servirà ad allontanarli. Non solo. Si dice che la mazza di Ogdrund abbia potenti incantesimi che la rivestono. viene infatti chiamata Wanfur, la mazza che rende omosessuali…” “Che colpo di genio, Gengis detto Francesco! –dice Babbo. In questo modo l’incesto non sarà più. Ottimo! Si chiamino subito i miei figli!” Squilli di tromba, entrano Joe e Camilla, entrambi in armatura , lei armata di spada, lui con pugni guantati di metallo, sempre pronti alla battaglia. “Joe, Camilla –dice Babbo, con fare imperioso. Ho una nobile cerca
per voi. Nei sotterranei del castello è sepolto il nostro avo Ogrdund. Trovatelo e portatemi gli oggetti che troverete. Ci saranno utili nella guerra contro Noctzonius, il perfido principe degli sciamani.” “Come tu ordini” rispondono ad una sola voce i due. Gengis ride in disparte.

Seconda scena: la camera funeraria di Ogdrund. L’antico re è stato sepolto seduto sul suo legittimo trono. La corona è sulla sua testa, la mazza nella mano ancora salda, lo scudo in grembo. Per primo arriva Joe. L’eroe è accompagnato dalla sua scorta personale di soldati fidatissimi: gli Energumeni di Joe. Gli Energumeni di Joe sono una compagnia di elfi body-builder gay; portano leggere armature di cuoio, e bizzarri quanto inutili archi di gommapiuma (e qui la sospensione dell’incredulità va a farsi benedire). Joe è eccitatissimo: ha vinto la sfida. Prende lo scudo, lo osserva. Qualcosa non va: prova una strana sensazione. Finalmente prende la mazza, ignorando che si tratta di Wanfur, la mazza che rende omosessuali. Qui inizia la celebre aria “Oh, ciel, quanto gajo i’mi sento…” Gli Energumeni di Joe si complimentano con il loro capo e già organizzano una seratina in un localino fuori Stoccolma che conoscono bene: il “Dragone in gonnella”. Ma poi le cose vanno per il verso sbagliato. Joe, ora gay, si accorge della sua scarsa igiene personale, per non parlare dell’imperdonabile cattivo gusto dei suoi vestiti etero. Esce completamente di senno e fugge urlando nel labirinto dei sotterranei. Gli Energumeni, sgomenti, non sanno che fare e si disperdono nell’oscurità. Finalmente arriva Camilla; lei è aiutata dalle Rosa Luxemburg Lesbian Army, guerriere amazzoni con lunghe cotte di maglia ed enormi alabarde, anch’esse di gommapiuma. Lei e le amiche si erano attardate da “Sweety Sword-tutto per la fashion-combattente”, per via dei saldi stagionali. Giunte nella cripta, Camilla si accorge che le armi sono già state prese: “Maledizione! Joe ce l’ha fatta prima di me!” Poi, però si accorge che la corona è rimasta a suo posto. “Bene, si dice, Joe avrà preso le armi, ma quello sciocco ha lasciato il pezzo più prezioso!” Si leva il pesante elmo e lo getta via già pronta a cingersi della corona. Ma poi pensa che la corona è rimasta là sulla testa di un morto per mille anni. Che orrore! E lei si è appena lavata i capelli! Qui un piacevole digressione su svariati prodotti: shampoo, balsami, varie creme riparanti e rivitalizzanti. Si conclude notando che i prodotti meno costosi non solo sono inefficaci, ma sono addirittura dannosi. Segue una crisi di pianto motivata da ben noti sbalzi umorali. Dopo qualche momento di indecisione, decide di andarsene. Le Rosa Luxemburg Lesbian Army la seguono mestamente. Ma in quella arriva Joe! Non solo brandisce le armi con fare ostile, ma è fuori di sé. Pazzo, sbraitando frasi senza senso, attacca la sorella. I suoi attacchi sono feroci e in un primo momento ha la meglio e costringe Camilla a mettersi in T-shirt, chiaro preludio a momenti più piccanti. Entrambi ignorano tuttavia che anche lo scudo è magico: è Tardek, lo scudo della morte. I viventi che osano portarlo sono condannati a morire in breve tempo per mano di un congiunto, o di un amico. Così avviene: nella seconda parte dello scontro Camilla per errore ferisce il fratello a morte. Pianti e lacrime.

Terza scena. Il feretro di Joe è nella sala del trono. Il padre è affranto: “Avevo un brutto presentimento, ma ora è troppo tardi.” “Troppo tardi, già.” ghigna Gengis. Gengis detto Francesco è felice, perché Joe è morto e Camilla dispersa nei sotterranei. Tuttavia, avrebbe voluto mettere le mani su Tardek, lo scudo della morte. Lo scudo è infatti maledetto per i viventi, ma diventa un’arma potentissima nelle mani di un morto. E Gengis è in realtà un vampiro in combutta con Noctoznius per far cadere il trono del padre, che gli è stato promesso come ricompensa. Quasi tutti piangono Joe: il feretro viene calato dalla sala del trono nella camera funeraria di Ogdrund, affinché riposi assieme al grande avo. Ma: miracolo! Appare il fantasma di Joe, che ha una strana voce femminile, e regge mazza e scudo. Svela finalmente tutti i misteri del dramma: le maledizioni delle armi e le trame del malvagio fratellastro Gengis detto Fancesco. Il fantasma di Joe depone sul suo stesso cadavere le armi, affermando che è meglio che i viventi non le portino, e che siano custodite da una tomba. Egli svela che anche Ogdrund era morto per via della maledizione: ucciso dalla moglie per essere diventato gay. Entrano diciotto suore cattoliche e otto di loro pongono farfalle di cartapesta sulla armi, rimuovendo da esse le maledizioni. Gengis a questo punto vede i propri errori. Si converte al cattolicesimo romano, e promette di suicidarsi all’alba, esponendosi alla luce solare. Anche Babbo Giosafat è pentito, pure lui lascia l’eresia ariano-ortodossa e fa voto di ritirarsi in convento. Non è ancora finita, tuttavia. Si scopre che il fantasma non era vera ma era Camilla con un lenzuolo in testa! Incredibile a dirsi! Ella crede tuttavia che la maledizione delle armi sia ancora su di lei: non sa che il rito delle suore ha purificato non solo le armi ma anche  il suo corpo. Credendo invece il contrario, e non volendo che il padre (unico congiunto rimastole) le tolga la vita, se la toglie da sé. Si pugnala e il suo corpo esanime si accascia amorevolmente su quello del fratello, in un ultimo, estremo abbraccio. Fine.

Per vostra curiosità, vi linko la trama originale. Noto che alcune differenze sono dovute alla regia.

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2 Responses to “Raccontino di Natale”

  1. Beh in effetti ammetto che mi sono un po’ fatto prendere la mano. Prometto un prossimo post breve, come al solito.

    Commento by sig. K on dicembre 23, 2009 at 17:07



  2. …troppo lungo :-)  ma (mi ri-) prometto dileggerlo poi. 

    Commento by matty la troia on dicembre 23, 2009 at 14:11



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