Bizzarrie Belle Epoque (BBE)

Non che durante il mio recente viaggio a Parigi abbia visto solo bizzarrie. E non è nemmeno che io abbia un gusto estetico traviato. Però c’è questo strano periodo nella storia dell’arte che copre, diciamo, gli ultimi due o tre decenni del XIX secolo, e prosegue fino ai primi due decenni del secolo successivo… circa il periodo tra l’Impressionismo e le prime avanguardie. Se fate due passi al Musée d’Orsay lo avrete visualizzato davanti agli occhi. Dopo la rivoluzione tecnico-soggettistica dell’Impressionismo, dopo la rivoluzione tematica di Realismo e ultimi Romanticismi, si ha come l’impressione che i pittori non sappiano come utilizzare le conseguenze di tutte queste rivoluzioni. Un po’ ebbri di tanta libertà, a volte si beano di espedienti pittorici bislacchi, a volte cercano o creano soggetti andandoli a cercare ovunque: ad Oriente, a Nord, nel Mito, nell’Esoterismo. in fondo si tratta spesso di pittura borghese che cerca di svagare un po’ il proprio pubblico. Questa fervida stagione di confusione ha creato alcune tra le opere più kitsch mai realizzate, aiutata spesso dall’utilizzo sul nascere di pigmenti artificiali. E’ questo il caso delle opere di George Antoine Rochegrosse, di cui qui sopra ammiriamo il celebre “Le chavalier aux fleurs“. A sua discolpa possiamo solo dire che il resto della sua produzione si mantenne molto più controllata, nei toni e nelle intenzioni, e fu uno di quelli che ritrassero volentieri soggetti orientali. Nel Musée d’Orsay gli fa compagnia (sono proprio uno accanto all’altro) una Scuola di Platone (qui sotto), di Jean Delville. Facile scambiarla per una scena sacra cristiana, visto anche il numero dei presenti; il dubbio viene dalla prestanza dei presunti apostoli e dai loro atteggiamenti lascivi… Il pittore belga, noto per le sue aderenze con i Rosa-Croce, ci delizia con questo sincretismo cristiano-platonico all’insegna della depilazione ostinata e del muscolo tonico.

Vi sono anche casi più fortunati. Vi potrebbe capitare di vedere, ben mimetizzati fra opere di Redon e altri ancora, i dipinti di questo francese delle colonie: Lucien Levy-Dhurmer (qui sotto “Donna con medaglione”). Ceramista, incisore, pittore, la sua vita è un po’ come la sua pittura: sobria, elegante, riservata. A volte un po’ lascivo come voleva il gusto del tempo, a volte un po’ facile nei soggetti rappresentati, come i suoi contemporanei di cui sopra. A volte, invece, capace di produrre, con il silenzio del suo stile e la semplicità della sua composizione, degli enigmi impossibili da decifrare.

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