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	<title>mirabilia &#187; Agnolo Bronzino</title>
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	<description>meraviglie della natura (eppure queste parole suonano beffarde)</description>
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		<title>Opera al nero</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 14:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sig. K</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" src="http://www.emergente.com.mx/site/wp-content/uploads/0072-0347_ugolino_martelli.jpg" alt="" width="400" height="486" /></p>
<p style="text-align: justify">Eppure c&#8217;era un tempo in cui amavo vestire di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Black">nero</a></strong>. Niente di strano per un figlio della tradizione cattolica, i cui ministri vestono questo colore: colore come rinuncia a tutto ciò che è vitale e colorato. Non una fuga verso i ghiacci eterni e i regni di nuvole del <strong><a href="http://lineavariegata.it/mirabilia/2010/03/07/bianco-oltremondano/">bianco</a></strong>. Nero come un buco astronomico, una voragine evidente nel tessuto colorato del mondo, e un&#8217;accusa: un&#8217;accusa a tutti gli altri per il loro essere variopinti, e felici. Nero, colore di chi è sempre in lutto per il fatto che il mondo invecchia prima (<em>mundus senescit</em>), e poi muore. Curioso che non sapessi nulla di punk (torno indietro nella storia), metal, fascisti, anarchici, romantici, melanconici post-rinascimentali e rinascimentali. Mi ci sarebbe voluto un lungo percorso al contrario per capire le mie origini coloristiche, che avevo abbracciato quasi inconsciamente, come una tradizione, che sai essere tua, senza saperne la provenienza, o la storia. Un lungo percorso che mi avrebbe ricondotto alla malinconia italiana del Cinquecento, ai ritratti bronzineschi (qui sopra un ritratto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Agnolo_Bronzino"><strong>Bronzino</strong></a> ad un giovane sconosciuto, del <a href="http://www.moma.org/"><strong>MOMA</strong></a>) e lotteschi di giovani in nero, alle mode spagnoleggianti e all&#8217;inglese. <a href="http://www.angelocollaeditore.it/libri-colla-editore-dett.php?id_lib=60"><strong>Tutti i colori del nero</strong></a>, catalogo di una mostra tenutasi anni fa a Milano, al <a href="http://www.museopoldipezzoli.it/"><strong>Museo Poldi Pezzoli</strong></a>, segue i presupposti teorici e le conseguenze estetiche dell&#8217;uso del nero in queste epoche più alte. Nero come colore della bile nera (melen-cholia), come colore dell&#8217;uomo di arte e scienza, che si dipinge del colore della notte, nella quale si trova così a suo agio: lontano dagli sfarzi delle corti che pure frequenta, serio e silenzioso, sdegnoso e superiore, protetto non da un&#8217;armatura di ferro ma di colore, che allo stesso tempo lo mette al sicuro e lo allontana da tutto. Poco più tardi i primi studi di ottica avrebbero spiegato che in effetti il nero non è propriamente un colore: si limita ad assorbire tutta la luce che ha la sventura di cadervi sopra. Non ne riflette nulla. Eppure un simile nero perfetto non esiste, e chiunque abbia vestito di nero lo sa: il nero è incredibilmente ricco di sfumature di altri colori, magari brune, o verdastre, oppure blu. Lo sa pure chi abbia potuto ammirare di persona quei ritratti di cui parlavo sopra, tanto che le riproduzioni fotografiche difficilmente possono rimandare la complessità coloristica degli originali pittorici. Impossibile, ad esempio, trovare una fotografia convincente del notissimo Ritratto di giovane gentiluomo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Lotto"><strong>Lotto</strong></a> alle Gallerie dell&#8217;Accademia di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" src="http://sw.wbs.cz/DarthVaderWallpaper.jpg" alt="" width="400" height="299" /></p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; spaventoso, all&#8217;inizio, scoprire quanta impurità c&#8217;è nel tessuto nero che vesti, soprattutto se lo portavi come uno scudo impenetrabile: tutto d&#8217;un tratto scopri che lo scudo è stato intaccato. Peggio: è stato corrotto. Poi scopri che questi colori che cercano di contagiarti, di intaccarti, non sono un morbo. Anzi, forse è proprio il nero il colore che cerca di sopraffare gli altri. Eppure il nero rimane ancor oggi un colore dannatamente elegante (e come mi sento bene quando mi vesto di nero!), e finalmente l&#8217;hanno capito anche le industrie contruttrici di hardware. In questo momento ho davanti a me il mio nuovo <em>pc</em>. Tutto nero, ovviamente. Schermo. tastiera, <em>tower</em>, <em>mouse</em>, <em>hard disk</em> esterno. Anche le casse.  Una sorta di contro-tendenza rispetto al bianco fantascientifico che dai tempi di <a href="http://www.virginmedia.com/images/2001-gal-opening.jpg"><strong><em>2001</em>: A <em>Space Odissey</em></strong></a> era arrivata sino all&#8217;estetica <a href="http://www.mac-history.net/"><strong>Apple</strong></a>. Ma ormai anche loro vi stanno per rinunciare quasi completamente. L&#8217;opera al nero è molto più semplice e popolare (e populistica?) dell&#8217;opera al bianco: più <em>cool</em>. Chi non preferisce il nero <a href="https://netfiles.uiuc.edu/vbitters/www/001BatmanDarkKnightReturnsTPB_alt.jpg"><strong>Batman</strong></a> (qui disegnato da Miller) al blu-rosso <a href="http://forbiddenplanet.co.uk/blog/wp-content/uploads/2007/12/All%20Star%20Superman%20hardcover%20Morrison%20Quitely.jpg"><strong>Superman</strong></a> (qui disegnato da Quitley)? Chi non preferisce l&#8217;oscuro <a href="http://i38.photobucket.com/albums/e135/Amadeus99/Comic%20Pix/Scanned_V_Comics/VenomLethalProtector1NM.jpg"><strong>Venom</strong></a> (qui disegnato da Bagley) al blu-rosso <a href="http://dummidumbwit.files.wordpress.com/2010/01/o_spiderman1.jpg"><strong>Spiderman</strong></a> (qui disegnato da McFarlane)? C&#8217;è una parte di noi che continuerà a preferire il tragico Darth Vader allo stolido Luke Skywalker.</p>
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		<title>Pink is my favorite crayon</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 11:26:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="/files/u9/Untitled-79.jpg" alt="" width="340" height="337" /></p><p style="text-align: justify">"Pink it's my new obsession / Pink it's not even a question / Pink on the lips of your lover, 'cause / Pink is the love you discover" Così cantavano qualche anno fa gli <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RLRLhV9U0kQ"><strong>Aerosmith</strong></a>, intessendo un inno pop alla carnalità del colore rosa. Ci pensavo sin dal post sul colore bianco: colore monocromatico di purezza e di assenza di vita. Per lo meno nelle intenzioni. Rosa, come colore corporeo, è il suo esatto contrario: se non il suo esatto contrario cromatico, il suo acerrimo nemico ideale. Non monocromatico, non puro, non privo di vita. Magari un po' paganeggiante. Colore delle statue antiche prima che qualche frigido storico decidesse che erano state sempre così come le vedevano loro: bianche, immacolate, irraggiungibili. Rosa. Colore difficile da ottenere in un dipinto; per renderne bene le sfumature si preferisce una combinazione di pigmenti differenti. Il cosiddetto incarnato: ciascun pittore nasconde un segreto. I Romani, ad esempio, preferivano una base di verde; un accorgimento poi passato alla pittura bizantina. C'è però un contromovimento di artisti che hanno cercato di normalizzare i difetti della carne, rendendola lucida come il metallo o liscia come plastica, sin dai tempi del Manierismo (<a><strong>Agnolo Bronzino</strong></a>) a quelli dei pittori di pin-up (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gil_Elvgren"><strong>Gil Elvgren</strong></a>). Chi lucida la carne e chi la maltratta, chi la odia, e chi la ama, senza mezze misure: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lucian_Freud"><strong>Lucian Freud</strong></a>, con le sue carni stanche e un poco peste, e ancora prima <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Egon_Schiele"><strong>Egon Schiele</strong></a>, pittore di carni tisiche e arrossate di prostitute adolescenti. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rubens"><strong>Pieter Paul Rubens</strong></a>, che ti presenta un concilio di dei come <a href="http://www.racine.ra.it/pinacotecafaenza/ita/opere/op_207.htm"><strong>qualcun altro</strong></a> ti presenterebbe un banco di macellaio: corpi steatopigitici, tanto grassi che sembrano esplodere, a fatica stretti dalla pelle striata di cellulite. Una versione antica, se volete, della contemporanea pornografia in HD (vi risparmio il link).</p><p><img src="/files/u9/sg_beecroft.jpg" alt="" width="340" height="440" /></p><p style="text-align: justify">Ed è curioso il fatto che ad un certo punto ci siamo detti bianchi, per differenziarci da tutti gli altri (qui sopra un'opera di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vanessa_Beecroft"><strong>Vanessa Beecroft</strong></a>). Quel giorno abbiamo fatto uno sforzo acrobatico di astrazione, cercando di allontanare da noi macchie, striature, cicatrici, rughe, efelidi, a favore di un colore perfetto, sempre immutabile, sempre superiore. Ma noi non siamo bianchi; a volte rosa. Quando siamo bianchi, con evidenti sfumature viola-bluastre, è quando siamo morti.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lineavariegata.it/mirabilia/files/2010/04/Untitled-79.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-644" title="Untitled-79" src="http://lineavariegata.it/mirabilia/files/2010/04/Untitled-79.jpg" alt="" width="340" /></a></p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Pink it&#8217;s my new obsession / Pink it&#8217;s not even a question / Pink on the lips of your lover, &#8217;cause / Pink is the love you discover&#8221; Così cantavano qualche anno fa gli <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RLRLhV9U0kQ"><strong>Aerosmith</strong></a>, intessendo un inno pop alla carnalità del colore rosa. Ci pensavo sin dal post sul colore bianco: colore monocromatico di purezza e di assenza di vita. Per lo meno nelle intenzioni. Rosa, come colore corporeo, è il suo esatto contrario: se non il suo esatto contrario cromatico, il suo acerrimo nemico ideale. Non monocromatico, non puro, non privo di vita. Magari un po&#8217; paganeggiante. Colore delle statue antiche prima che qualche frigido storico decidesse che erano state sempre così come le vedevano loro: bianche, immacolate, irraggiungibili. Rosa. Colore difficile da ottenere in un dipinto; per renderne bene le sfumature si preferisce una combinazione di pigmenti differenti. Il cosiddetto incarnato: ciascun pittore nasconde un segreto. I Romani, ad esempio, preferivano una base di verde; un accorgimento poi passato alla pittura bizantina. C&#8217;è però un contromovimento di artisti che hanno cercato di normalizzare i difetti della carne, rendendola lucida come il metallo o liscia come plastica, sin dai tempi del Manierismo (<a><strong>Agnolo Bronzino</strong></a>) a quelli dei pittori di pin-up (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gil_Elvgren"><strong>Gil Elvgren</strong></a>). Chi lucida la carne e chi la maltratta, chi la odia, e chi la ama, senza mezze misure: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lucian_Freud"><strong>Lucian Freud</strong></a>, con le sue carni stanche e un poco peste, e ancora prima <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Egon_Schiele"><strong>Egon Schiele</strong></a>, pittore di carni tisiche e arrossate di prostitute adolescenti. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rubens"><strong>Pieter Paul Rubens</strong></a>, che ti presenta un concilio di dei come <a href="http://www.racine.ra.it/pinacotecafaenza/ita/opere/op_207.htm"><strong>qualcun altro</strong></a> ti presenterebbe un banco di macellaio: corpi steatopigitici, tanto grassi che sembrano esplodere, a fatica stretti dalla pelle striata di cellulite. Una versione antica, se volete, della contemporanea pornografia in HD (vi risparmio il link).</p>
<p><a href="http://lineavariegata.it/mirabilia/files/2010/04/sg_beecroft.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-647" title="sg_beecroft" src="http://lineavariegata.it/mirabilia/files/2010/04/sg_beecroft.jpg" alt="" width="340" height="442" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ed è curioso il fatto che ad un certo punto ci siamo detti bianchi, per differenziarci da tutti gli altri (qui sopra un&#8217;opera di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vanessa_Beecroft"><strong>Vanessa Beecroft</strong></a>). Quel giorno abbiamo fatto uno sforzo acrobatico di astrazione, cercando di allontanare da noi macchie, striature, cicatrici, rughe, efelidi, a favore di un colore perfetto, sempre immutabile, sempre superiore. Ma noi non siamo bianchi; a volte rosa. Quando siamo bianchi, con evidenti sfumature viola-bluastre, è quando siamo morti.</p>
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