158 anni di dinosauri (solo?)

Fu infatti nel 1852 che per la prima volta si produssero modelli scultorei di dinosauri. La paleontologia era ai suoi esordi, almeno dal punto di vista scientifico. L’era delle grandi esposizioni universali stava per esplodere: la gente chiedeva esotismo e cose mai viste, come in ogni tempo. Ed ecco il risultato: in concomitanza con la costruzione del Crystal Palace vengono commissionate delle sculture che raffigurassero dei dinosauri. Le eseguì Benjamin Waterhouse Hawkins, naturalista, geologo e artista (qui sopra un’incisione che raffigura l’interno dell’atelier). La sfida non era da poco: ricostruire l’apetto di creature esitite milioni di anni fa, in un ambiente non più esistente. Di più: animali di cui si sono conservate nella maggior parte dei casi solo la struttura ossea. Nessuna notizia sulla miologia, sulle parti molli, sulla pelle. A volte persino le ossa non erano collocate correttamente: nell’illustrazione si vede bene l’iguanodonte con un corno frontale sul muso. Niente di tutto ciò: in seguito si scoprì che il conrno era un’unghia della zampa anteriore. Errori a parte, tento di cappello a questi pionieri dell’illustrazione paleontologica, che hanno influenzato non poco l’impatto “mediatico” della disciplina sul grande pubblico. E pure della fiction: nel 1912 Arthur Conan Doyle scrive The Lost Word, che vede molto presto un adattamento cinematografico (nel 1925). All’opera negli effetti speciali Willis O’Brien, che già da alcuni anni stava sperimentando tecniche di stop motion, e che le avrebbe utilizzate anche nel celebre King Kong del 1933.
Nello stesso periodo cominciano ad avere successo le opere di alcuni pittori iperrealistici, tra cui si devono ricordare almeno Gerard Heilmann, Charles Robert Knight (qui sotto un suo lavoro) e Zdeněk Burian, che ampliano ancor più la presa visiva dell’iconografia del dinosauro sul grande pubblico. Nel bene e nel male. Nel senso che, secondo alcuni, essi hanno creato delle icone visive più forti delle evidenze scientifiche, e difficili da scalzare dalle nostre formae mentis. Proprio questo motivo il “paleoartist” ha oggigiorno una formazione scientifica sempre più solida. Ma molte incognite rimangono insolute, e le riposte ampiamente dibattute: i dinosauri avevano le penne, e altri particolari fisiologici simili a quelli degli uccelli? sono credibili le ricostruzioni del colore dei tessuti che sono state proposte? E via dicendo.

Ma in fondo quasi tutti noi (io no però, e ci tengo a precisarlo) abbiamo conosciuto i dinosauri attraverso la fiction pop vera e propria (qui e anche qui). Chi non ha mai visto Jurassic Park? Chi nega di averlo visto, mente. E poi tutti i fumetti, di niccha o meno (ad esempio Xenozoic Tales). E i videogames, con tanto di dinosauri mutanti del futuro (Dino Crisis 3). Il fatto è che il dinosauro, l’aveva capito una come Conan Doyle, è un perfetto meccanismo da fiction d’azione; nessun animale vivente può competere con i dinosauri, in questo. Esotici, provenienti da un mondo che non esiste più, enormi, bizzarri nelle forme. Dai dinosauri oggi come 158 anni fa ricerchiamo lo stesso brivido masochistico nel sentirci qualcosa di minuscolo, inutile, indifeso.
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