Fantasmagorie di inizio millennio

Va bene, va bene, lo so. Il millennio si è aperto già dieci anni fa. Ma le magnifiche sorti e progressive non si fermano mai. C’è sempre qualcuno che ci vuole stupire un po’ di più. E dunque avendo un bel po’ di voglia di farmi stupire, mi sono recato al cinema per vedere Avatar. Primo aspetto interessante: impossibile trovare una proiezione non tridimensionale. Tuttavia io cercavo proprio quello, dunque non un grosso problema per me. In precedenza (erano gli anni Ottanta, temo) ebbi qualche sporadica esperienza 3D con occhialini di cartone e lenti polarizzate. Non che oggi sia cambiato molto. Le lenti polarizzate sono sempre le stesse; gli occhiali sono in plastica più pesante dunque sono parecchio scomodi. Eh già, perché in fondo la tecnica che permette questa impressione di profondità è tutt’altro che recente. Il principio ottico della stereoscopia fu sviluppato entro la metà dell’Ottocento. La cosa è semplice: bisogna produrre due immagini quasi identiche, ma disallineate l’una dall’altra di qualche grado. Et voilà il trucco è fatto: il nostro cervello cerca di ricombinarle assieme, ma l’errore che ne deriva dà una falsa impressione di profondità. Le stereoscopie sono fatte in questo modo, e venivano realizzate utilizzando due macchine fotografiche o un’unica macchina fotografica con gli obiettivi fuori asse:

Il cinema 3D sfrutta lo stesso principio, con qualche evoluzione tecnica in più: tra l’altro la sovrapposizione sfasata dell’immagine, l’anaglifo, o gli otturatori LCD. e pensare che è cominciato tutto proprio da questa ricerca di tridimensionalità, con le prime Fantasmagorie del XVIII secolo: spettacoli in cui venivano proiettare immagini tridimensionali grazie a trucchi ottici. Una mostra parigina ora in corso documenta queste prime ricerche, anche grazie a pezzi provenienti dal Museo del Cinema di Torino; più vicino a noi, a Padova, c’è pure il Museo del Precinema, ricco anch’esso di lanterne magiche e simili (in esso la stereoscopia che ho riportato sopra).

Dunque dopo più di due secoli siamo ancora fermi a questo? Il tentativo tutto tecnico, tutto neo-positivistico della ricerca della tridimensionalità? Uno sfoggio tecnologico che corrisponde peraltro ad uno spaventoso budget di produzione? Sembrerebbe di sì. Ma ormai non mi stupisco più di questi corsi e ricorsi nella storia culturale dell’uomo. Un esempio? In epoca alessandrina era stata inventata una macchina che, con l’inserimento di una moneta, erogava un certo quantitativo di una certa bevanda (traggo da Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata). Poi ci siamo arrivati di nuovo alla metà del Novecento. Gli sviluppi tecnici seguono di pari passo l’evoluzione sociale delle civiltà. E quindi direi che noi ci meritiamo produzioni culturali come Avatar; il quale, vi giuro, in alcune scene è davvero impressionante. Quanto alla narrazione, beh, spero bene che nessuno sia andato al cinema per quella.