Intermezzo: faraonismi

Ricordo chiaramente una discussione sentita alla televisione, molti e molti anni fa, tra il compianto (compianto?) Mike Buongiorno e Sgarbi. Il primo voleva omaggiare il secondo del titolo di “lingua d’oro”. Il secondo, un poco stizzito, rispondeva che è molto meglio una lingua fatta di carne,  perché l’oro è il metallo che celebra la morte, e suggella un corpo per l’eternità. Come le celebri maschere funerarie d’oro di alcuni faraoni (qui sopra quella di Tutankhamun; ho scelto lo stupendo verso, che non si vede quasi mai).

E notizia diqualche giorno fa il trafugamento del corpo di Mike. Ci si è chiesto quali potessero essere le ragioni. S’è aggiunto che ancora nessun riscatto era stato chiesto. io, con la mia sensibilità deviata da collezionista, ho subito pensato: feticismo di tipo collezionistico. La nostra società contemporanea ha coperto con un tabù il collezionismo di corpi umani, siano essi completi o parziali. E’ addirittura una pratica divenuta illegale. Ma in passato era un fatto corrente: esemplari umani non scarseggiavano nelle Wunderkammer rinascimentali e post-rinascimentali. Dovremmo poi aggiungere un particolare saliente: il collezionismo di corpi non comuni, ma di corpi eccellenti. Si pensi al fenomeno medievale della reliquie di santi, che in epoche più recenti si è laicizzato. Qualche esempio? Tra i più celebri: la mano di Canova, la mummia di Lenin, il pene di Rasputin. Possedere una parte (o il tutto) del defunto equivale ad appropriarsi di una parte dei suoi successi, dei suoi talenti, del suo carattere. Molte pratiche necrofagiche si basano su questo principio: mangiare un corpo, che fosse del tuo nemico o di un tuo parente, ti permette di farlo penetrare in te. Questo potrebbe essere il processo di evoluzione del tabù: necrofagia (appropriazione del corpo attraverso l’assunzione alimentare), feticismo (appropriazione del corpo attraverso il possesso della sua totalità o di una sua parte), collezionismo (appropriazione del corpo attraverso il possesso di un oggetto appartenuto o intimamente legato a quel corpo). La terza fase, che è quella attualmente accettata, consiste nel pagare 350.000 dollari per acquistare il guanto di diamanti di Michael Jackson. La brama per un corpo si deve astrarre, allontanare dal corpo stesso, e sublimare su oggetti prossimi a quel corpo, legati ad esso in maniera indiretta , per esempio il sudore o altri liquidi corporei: si pensi ad esempio al collezionismo di capi usati da atleti o pop star, oppure a certi feticismi sessuali tipici del Giappone contemporaneo. Ma la fase due, nonostante la morale corrente, è dura a tramontare, e assomma due forti istinti: il culto della personalità e il fascino del macabro. Per questo ora ci troviamo con una tomba vuota e con i parenti (giustamente) indignati.

Perché, anche se non ho mai apprezzato particolarmente amato Mike, questa civiltà ci ha insegnato in maniera particolare a venerare l’integrità del corpo. Una integrità tutta presunta, è chiaro, visti gli ovvii problemi di conservazione. Però l’idea rimane. La Chiesa ancora oggi vieta la cremazione, per quell’antica faccenda che nel Giorno del Giudizio rinasceremo col nostro corpo (vi invito ad andarvi a rivedere i vari Giudizi Universali, da quello di Torcello a quello di Michelangelo). Bizzarrie, ovviamente. Ma se quente bizzarrie diventano una consuetudine imparata sin da bambini, prendono la forza di una legge morale. Ci stupiamo della necrofagia, ma fino ad un paio di secoli fa nelle farmacie potevi trovare medicamenti a base di mummia (qui sopra una replica di un contenitore re4alizzato per contenere questo balsamo). Ci stupiamo del feticismo verso i corpi santi, ma basta andare al Santo a Padova per vedere le folle adoranti davanti alle reliquie. Ci offende quasi l’idea che al povero Antonio Canova, appena morto, avessero amputato la mano, eppure io per primo andai ad una mostra per vederla, quando fu di nuovo esposta. Un’amica mi suggerisce anche la semplice via del saccheggio, e mi ricorda i bei tempi in cui si rubanvano gli anelli alle salme di papi e cardinali tagliando via le dita.