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	<title>mirabilia &#187; cannibale</title>
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		<title>Zombies, licantropi, artisti melanconici</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 19:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sig. K</dc:creator>
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		<category><![CDATA[mirabilia]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[As a weasel suck eggs]]></category>
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</p><p><img src="http://www.freakingnews.com/pictures/17500/Zombie-Mona-Lisa-17836.jpg" alt="Mona Lisa Zombie" class="mceItem" width="500" height="752"></p><p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Toglietevi dalla testa tutte quelle romantiche idee
sull’artista: secondo <a href="http://www.labiennale.org/it/arte/direttore/"><strong><span style="color: black">Daniel Birnbaum</span></strong></a>
l’artista è un melanconico, folle, misantropo e autistico disturbato. Per
dimostrare la sua teoria scomoda 2500 anni di tradizioni mediche, umanistiche,
filosofiche. L’artista è un cannibale, cioè un uomo che non riesce ad opporsi a
questa sua incredibile fame. Una fame che non è una necessità fisiologica, o
che non conosce limiti fisici: anzi, una fame mai soddisfatta, continuamente
frustrata ed esacerbata da se stessa. L’artista non desidera un singolo
oggetto, bensì un cibo assoluto. Vuole divorare e conservare in sé ogni cosa.
Dentro di lui si aprono abissi che sembrano concepiti per questo: l’anima del
melanconico si spalanca su di una galassia dominata da un sole nero: Un buco
nero, potremmo dire noi postmoderni, che vuole ingoiare il sole bianco-ostia.
L’artista non è un nobile e annoiato vampiro, che succhia languidamente la
linfa della vita, ma un <strong>licantropo </strong>(come sostenne lo psicologo Karl Arahm) che sbrana ossa e
interiora. Uno zombie, aggiungiamo noi. Non tanto un medium inconsapevole della
voce divina che parla in lui ma piuttosto un mostro che non può opporsi alla
voce della sua natura, la quale gli dice: mangia! mangia! mangia! Nessuna
follia divina, nessuna capacità divinatoria, solo la cieca impossibilità di
fare altrimenti. Per l’artista, il proprio fare –sempre negativo- non è una
forma di interpretazione dell’ambiente, ma solo l’espletamento di un bisogno di
ingestione, digestione, eiezione.</font></p>

<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">Ma poi, gli zombie, vanno di corpo? Insospettabili risposte che non rivelerò verso la fine del testo.<br /></font></p>



<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><font face="arial,helvetica,sans-serif">&#160;ANTI: il libro (<strong><a href="http://www.sternberg-press.com/index.php?pageId=1229&#38;l=en&#38;bookId=124&#38;sort=year&#38;PHPSESSID=c4f112d49e62a78d83245b5b886d7fee">Daniel Birnbaum &#38; Anders Olsson, <em>As a
weasel sucks eggs/An essay on melancholy and cannibalism</em>, Berlin-New York
2008</a></strong>) ha numerosi altri punti di interesse, e dunque consiglio una lettura
attenta, soprattutto per via di alcune madornali ingenuità in fatto di metodo e
precisione filologico-documentaria. Esempi? Filologia: in più passi si adatta
il concetto freudiano di dimensione psichica ad epoche pre-freudiane. In
particolar modo in un passo di Petrarca <em>psychic </em>si riferisce all’originale
latino <em>spiritus</em>. Dettagli documentari: sostiene che Segantini è
svizzero. E non aggiungo altro.</font></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p><img class="mceItem" src="http://www.freakingnews.com/pictures/17500/Zombie-Mona-Lisa-17836.jpg" alt="Mona Lisa Zombie" width="500" height="752" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif">Toglietevi dalla testa tutte quelle romantiche idee sull’artista: secondo <a href="http://www.labiennale.org/it/arte/direttore/"><strong><span style="color: black">Daniel Birnbaum</span></strong></a><strong> </strong>l’artista è un melanconico, folle, misantropo e autistico disturbato. Per dimostrare la sua teoria scomoda 2500 anni di tradizioni mediche, umanistiche, filosofiche. L’artista è un cannibale, cioè un uomo che non riesce ad opporsi a questa sua incredibile fame. Una fame che non è una necessità fisiologica, o che non conosce limiti fisici: anzi, una fame mai soddisfatta, continuamente frustrata ed esacerbata da se stessa. L’artista non desidera un singolo oggetto, bensì un cibo assoluto. Vuole divorare e conservare in sé ogni cosa. Dentro di lui si aprono abissi che sembrano concepiti per questo: l’anima del melanconico si spalanca su di una galassia dominata da un sole nero: Un buco nero, potremmo dire noi postmoderni, che vuole ingoiare il sole bianco-ostia. L’artista non è un nobile e annoiato vampiro, che succhia languidamente la linfa della vita, ma un <strong>licantropo </strong>(come sostenne lo psicologo Karl Arahm) che sbrana ossa e interiora. Uno zombie, aggiungiamo noi. Non tanto un medium inconsapevole della voce divina che parla in lui ma piuttosto un mostro che non può opporsi alla voce della sua natura, la quale gli dice: mangia! mangia! mangia! Nessuna follia divina, nessuna capacità divinatoria, solo la cieca impossibilità di fare altrimenti. Per l’artista, il proprio fare –sempre negativo- non è una forma di interpretazione dell’ambiente, ma solo l’espletamento di un bisogno di ingestione, digestione, eiezione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif">Ma poi, gli zombie, vanno di corpo? Insospettabili risposte che non rivelerò verso la fine del testo.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif"> ANTI: il libro (<strong><a href="http://www.sternberg-press.com/index.php?pageId=1229&amp;l=en&amp;bookId=124&amp;sort=year&amp;PHPSESSID=c4f112d49e62a78d83245b5b886d7fee">Daniel Birnbaum &amp; Anders Olsson, <em>As a weasel sucks eggs/An essay on melancholy and cannibalism</em>, Berlin-New York 2008</a></strong>) ha numerosi altri punti di interesse, e dunque consiglio una lettura attenta, soprattutto per via di alcune madornali ingenuità in fatto di metodo e precisione filologico-documentaria. Esempi? Filologia: in più passi si adatta il concetto freudiano di dimensione psichica ad epoche pre-freudiane. In particolar modo in un passo di Petrarca <em>psychic </em>si riferisce all’originale latino <em>spiritus</em>. Dettagli documentari: sostiene che Segantini è svizzero. E non aggiungo altro.</span></p>
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